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Sulla delicata tematica relativa ai minori affetti da DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento) e delle ipotesi in cui, per essi, sia possibile ottenere il riconoscimento e l’attribuzione dell’indennità mensile di frequenza di cui alla Legge 289/1990, si continuano ad alternare dibattiti ed interpretazioni giurisprudenziali contrastanti. Varie pronunce di merito hanno posto l’accento sul maggiore o minore livello di gravità del DSA rilevabile nel caso concreto, al fine di poter valutare se il minore abbia “difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni della propria età” (di cui all’art. 1 Legge 289/1990) che (insieme ad altri requisiti) diano diritto all’attribuzione del citato sussidio economico (v. Trib. Modena, Sez. Lav. 18.02.2020, Trib. Busto Arsizio. Sez. Lav. 13.03.2020).Altre pronunce hanno ritenuto che i DSA determino la possibilità, in capo al minore, di ottenere l’attribuzione dei benefici economici di cui alla Legge 289/1990 solo laddove “inducano ad una condizione di invalidità civile” (v. Trib. Perugia, Sez. Lav. 13.11.2019 n. 270).A fronte di tali indirizzi, risulta quindi particolarmente interessante ed innovativa una recente Sentenza (Tribunale Belluno, Sez. Lav., n. 24 del 25.07.2020) che così statuito: “Il Disturbo Specifico dell’Apprendimento non permette di avere l’autosufficienza tipica della propria età e risulta certamente in grado di incidere negativamente e in modo persistente sulle capacità del soggetto di svolgere le usuali attività scolastiche, pur lasciando integre e conservate altre competenze personali e relazionali. Di conseguenza, esso giustifica il riconoscimento al beneficiario richiedente dell’indennità di frequenza a carico dell’I.N.P.S.” (FONTE Redazione Giuffrè 2021). ... Leggi di piùLeggi di meno
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Con nota del 18 marzo 2019 la Corte d’Appello di Milano ha adottato le “linee guida per la redazione degli atti in materia di famiglia”, elaborate in condivisione con il Tribunale di Milano, il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Milano e l’Osservatorio sulla Giustizia Civile di Milano. L’obbiettivo sotteso a tale iniziativa è quello di incentivare soluzioni condivise della crisi familiare attraverso la semplificazione e schematizzazione degli atti processuali, di modo da prevenire il rischio di una sterile esasperazione del conflitto in essere e, nel contempo, fornire al Giudice una informazione dettagliata e completa sulla situazione personale ed economica delle parti, sullo stile di vita della famiglia, sui bisogni personali e materiali dei figli, consentendo una decisione più ponderata, esaustiva e rapida delle questioni sottoposte all’attenzione dell’autorità giudiziaria. A tal fine, è doveroso evidenziare come, oltre a modelli predefiniti di redazione dei ricorsi in materia di famiglia (diretti a favorire sinteticità, chiarezza e schematicità di contenuto del testo e l’utilizzo di indici ipertestuali e di collegamenti ipertestuali ai documenti allegati per consentirne l’agevole disamina e lettura da parte del Giudice), è stata anche elaborata una scheda di riferimento per l’indicazione dettagliata dei dati e della situazione patrimoniale e reddituale delle parti in causa. Con la previsione che qualsiasi eventuale comportamento teso a violare o ad eludere i sopra citati canoni di prassi condivisa, pur non costituendo motivo di inammissibilità e/o improcedibilità dell’atto, consentirà al Giudice di desumere argomenti di prova ex art. 116 c.p.c..Per una disamina delle citate linee guida, dei modelli di atti elaborati e del modello relativo alla disclosure dei dati economici delle parti in causa, si rimanda al seguente link dell’Ordine degli Avvocati di Milano: www.ordineavvocatimilano.it/index.php?pgn=articolo&id=4025&idm=243 ... Leggi di piùLeggi di meno
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Con una recente pronuncia (n. 32524/18) la Corte di Cassazione ha ribadito che la sospensione della prescrizione tra i coniugi di cui all'art. 2941, n. 1 cod. civ. non trova applicazione al credito dovuto per l'assegno al mantenimento previsto nel caso di separazione personale, dovendo prevalere sul criterio ermeneutico letterale un'interpretazione conforme alla ratio legis, da individuarsi tenuto conto dell'evoluzione della normativa e della coscienza sociale e, quindi della valorizzazione delle posizioni individuali dei membri della famiglia rispetto alla conservazione dell'unità familiare e della tendenziale equiparazione del regime di prescrizione dei diritti post matrimoniali e delle azioni esercitate tra coniugi separati. Nel regime di separazione, infatti, non può ritenersi sussistente la riluttanza a convenire in giudizio il coniuge, collegata al timore di turbare l'armonia familiare, poiché è già subentrata la crisi conclamata e sono già state esperite le relative azioni giudiziarie. ... Leggi di piùLeggi di meno
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L'obbligo dei genitori di mantenere il figlio non cessa automaticamente con il raggiungimento della maggiore età del medesimo, ma si protrae, qualora questi, senza sua colpa, divenuto maggiorenne, non sia ancora economicamente autosufficiente.Con l’ordinanza n. 32539/18, depositata in data 14.12.18, la Corte di Cassazione (sez. I Civile) ha statuito che il coniuge separato o divorziato, già affidatario, è legittimato, "iure proprio" (in via concorrente con il figlio), ad ottenere dall'altro coniuge un contributo per il mantenimento del figlio maggiorenne. Di conseguenza, l’eventuale rinuncia del figlio maggiorenne al mantenimento, stante l’indisponibilità del relativo diritto, non può in nessun caso spiegare effetto sulla posizione giuridico - soggettiva del genitore affidatario quale autonomo destinatario dell'assegno. ... Leggi di piùLeggi di meno
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Dirimendo precedenti contrasti giurisprudenziali, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con sentenza 24.09.2018 n. 22434, hanno statuito che non spetta la pensione di reversibilità all’ex coniuge che abbia percepito l’assegno divorzile in un’unica soluzione. La prestazione previdenziale, infatti, secondo gli Ermellini, richiede la titolarità attuale e la concreta fruizione dell’assegno divorzile e non una titolarità astratta del diritto che sia già stato in precedenza soddisfatto con la corresponsione in un’unica soluzione. ... Leggi di piùLeggi di meno
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Davvero interessante una recente pronuncia (Cass. Civile, Sez. III, Ordinanza 7 giugno 2018, n. 14732) con cui la Suprema Corte ha affrontato la questione, non infrequente e davvero spinosa, della cessazione di un rapporto affettivo stabile e della sorte delle spese sostenute dalle parti in vista della futura convivenza.La Corte di Cassazione ha statuito, in punto, come i contributi, in lavoro o in natura, prestati volontariamente dal partner per la realizzazione di una dimora comune e, quindi, non a fondo perduto e non a vantaggio esclusivo dell’altro per spirito di liberalità o per eventuali obbligazioni naturali, non siano sottratti all’operatività del principio della ripetizione dell’indebito, con la conseguente possibilità del partner, una volta cessato lo stabile rapporto affettivo, di chiedere la restituzione delle somme rese unitamente ad un equo indennizzo per l’apporto lavorativo prestato per la costruzione della dimora per entrambi. ... Leggi di piùLeggi di meno
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Sono sempre tante le domande ed i dubbi che sorgono riguardo alla suddivisione e gestione delle spese straordinarie (e quindi extra rispetto al contributo per il mantenimento ordinario) relative ai figli di genitori separati, divorziati o non più conviventi. Davvero utile, quindi, richiamare l'importanza ed utilità (come punto di riferimento e di auspicabile applicazione nei singoli casi di specie) delle linee guida sottoscritte, in argomento, in data 14.11.2017, dalla Corte d'Appello di Milano, dal Tribunale di Milano, dall'Ordine degli Avvocati di Milano e dall'Osservatorio sulla Giustizia Civile di Milano in argomento, con il precipuo intento, nel prioritario interesse dei figli, di individuare una prassi condivisa fra magistrati ed avvocati volta a risolvere o quantomeno limitare le ragioni del conflitto nel momento della crisi familiare; linee guida visualizzabili al seguente link del sito del Tribunale di Milano: www.tribunale.milano.it/index.phtml?Id_VMenu=319&daabstract=796 ... Leggi di piùLeggi di meno
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IL NUOVO ARTICOLO 570 BIS del CODICE PENALEIn tema di violazione degli obblighi di assistenza familiare si segnala un’importante novità introdotta dal D. Lgs. n. 21 del 01.03.2018 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 68 del 22.03.2018), il cui articolo 2, comma 1, lett. c), ha inserito all’interno del codice penale l’articolo 570 bis, intitolato “Violazione degli obblighi di assistenza familiare in caso di separazione o di scioglimento del matrimonio”.In forza di tale nuova disposizione normativa, in vigore dal 06 aprile 2018, l’applicazione delle pene già previste dall’articolo 570 c.p., nello specifico la reclusione fino ad un anno o la multa da Euro 103,00 ad Euro 1.032,00, viene estesa al coniuge che si sottrae all’obbligo di corresponsione di ogni tipologia di assegno dovuto in caso di divorzio (scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio), di nullità del matrimonio ovvero che violi gli obblighi di natura economica in materia di separazione e di affidamento condiviso dei figli.Per l’effetto dell’ingresso della suddetta norma nel codice penale e della sua entrata in vigore, così come previsto dal combinato disposto degli articoli 7 e 8, nonché della Tabella A del suddetto D. Lgs. 21/2018, è stato abrogato l’articolo 12 sexies della L. 898/1970 (che già puniva l’omesso versamento dell’assegno disposto dal Giudice nell’ambito del procedimento di divorzio a carico dell’ex coniuge) e l’articolo 3 della L. 54/2006 (che sanzionava la violazione degli obblighi di natura economica nell’ambito della separazione e di affidamento condiviso dei figli), il cui dettato normativo è infatti confluito nel nuovo articolo 570 bis c.p. su citato. ... Leggi di piùLeggi di meno
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